
Il Disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività (Attention Deficit Hyperactivity Disorder (ADHD) insorge di norma nella prima infanzia, prima dei sette anni, e per poterlo diagnosticare deve mantenere il quadro sintomatologico per almeno 6 mesi. Secondo il DSM IV (il manuale di riferimento per gli psichiatri) esistono tre possibili varianti di questo disturbo:
1) ADHD a predominanza di iperattività e impulsività, cui manifestazioni principali sono l’essere irrequieto, non riuscire a restare seduto in classe, correre di qua e di là, arrampicarsi, difficoltà a impegnarsi nel tempo libero, difficoltà ad aspettare il proprio turno, etc.
2) ADHA a predominanza di disturbi dell’attenzione: spesso il bambino non riesce a mantenere l’attenzione nei compito o nelle attività propostegli, ha difficoltà ad ascoltare quando gli si parla direttamente, è facilmente distraibile da stimoli esterni, etc.
3) Tipo misto: un mix di quanto sopra.
Questi bambini “terribili” vengono come già scritto, curati in America con degli psicofarmaci, al fine di riportargli a degli standard societari più accettabili senza cambiare i modi di rapportarsi dei genitori ai loro figli, semplicemente si “cambia” il figlio. Senza mettere in discussione il programma scolastico o il metodo d’insegnamento (magari non così interessante nell’epoca della velocità) si dosa una pillola e si aspetta che il “piccolo barbaro” si plachi. Io credo che qualunque comportamento sia in parte figlio del contesto (dell’ambiente) e in parte frutto della persona, nel caso di un bambino la sua plasticità, il suo essere in divenire, dovrebbe essere elemento sufficiente per far sì che la soluzione fosse cercata in chi ha d’intorno, non in lui. Che si torni a fare i genitori e gli insegnanti come si deve è certo più difficile che apporre una firma su una ricetta medica.
Dott. Cristiano Pacetti
Giugno 16, 2008
In America ormai da decenni una delle diagnosi più frequentemente utilizzate nei confronti dei bambini con un età compresa tra i 6 e i 13 anni è quella di “disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività”. Questa diagnosi autorizza gli psichiatri a prescrivere al piccolo una medicina il cui nome è “Ritalin”. Purtroppo questa usanza si sta sviluppando anche da noi. Ma prima di parlare della diagnosi (cosa che avverrà nel prossimo articolo) vorrei illustrarvi che cosa è il questa pillola. Il Ritalin (cui nomi commerciali possono essere: Ritalin, Ritalina, Concerta (capsule a rilascio prolungato), Metadate, Methylin e Rubife) è composto da uno stimolante analogo alle amfetamine, il metilfenidato (MPH). Dall’otto Marzo 2007 è possibile acquistarlo anche in Italia sotto la prescrizione medica. I bambini sotto trattamento con Ritalin hanno spesso nel breve termine dei miglioramenti comportamentali (almeno per quanto riguarda le persone che devono avere a che fare con loro), risultano più gestibili e attenti in classe, meno “bizzosi” coi genitori e più ligi alle regole che fino a quel momento i genitori non erano riusciti a far rispettare. A lungo termine però gli effetti del Ritalin non sono ancora stati indagati con efficacia, si sa però che nel bambino si struttura una dipendenza dalla sostanza, cosa questa che da sola, potrebbe bastare a sconsigliarne l’uso, ma i denaro in gioco è tanto (troppo) e molto spesso la via più semplice (una pasticca) è certo più luccicante di quella più difficile (imparare a fare il genitore).
Dott. Cristiano Pacetti
Giugno 8, 2008
La sintomatologia ansiosa che si concretizza in quegli che vengono definiti “attacchi di panico” è purtroppo una delle più diffuse specialmente nella fascia d’età che va dai 18 ai 30 anni. Descrivere in maniera veritiera la sensazione provata in quei momenti non è facile, e credo, neanche possibile. Ma cosa sono questi “attacchi”?
Sono episodi acuti di ansia caratterizzati da un vero e proprio terrore insostenibile che ostacola una qualsivoglia organizzazione del pensiero e dell’azione. Il panico che può associarsi e fenomeni di de-personalizzazione (sensazione di distacco da sé stessi) e di de-realizzazione (senso di irrealtà del mondo) è accompagnato da forti segnali fisici come ipersudorazione, pallore, palpitazioni, tremore, nausea, sensazione di soffocamento etc. Tra gli attacchi di panico si possono distinguere:
- Attacchi di panico provocati dalla situazione quando questi si verificano sempre in concomitanza con una data situazione ad esempio guidando la macchina o sul treno.
- Attacchi di panico sensibili al contesto quando esiste si una relazione col contesto ma meno stretta del precedente esempio
- Attacchi di panico non provocati (inaspettati) quando questi si verificano in presenza di stati mentali in apparenza benigni, come durante il rilassamento, oppure in situazione cui paiono del tutto ingiustificati
Perché si possa parlare di diagnosi di disturbo di panico vi debbono essere attacchi di panico inaspettati e ricorrenti; l’esclusiva presenza di attacchi di panico causati dalla situazione riflette invece, con ogni probabilità, la presenza di una fobia.
Fortunatamente le patologie dello spettro ansioso hanno un’eccellente probabilità di remissione se adeguatamente affrontate. A questo proposito un percorso di tipo psicoterapeutico è sicuramente quello che, oltre alla risoluzione in tempi relativamente brevi, offre anche la minor percentuale di possibilità di ritorno della sintomatologia.
Dott. Cristiano Pacetti
Aprile 23, 2008

La principale causa di morte tra i giovani è l’incidente stradale. I numeri del fenomeno sono da bollettino di guerra. La necessità di intervenire rispetto a questo grave e triste fenomeno ci ha spinti ad elaborare un progetto formativo che si differenziasse da quanto già proposto nel tentativo di spostare l’attenzione sul versante emotivo e promuovere una guida più responsabile. Il progetto è patrocinato dalla Provincia di Prato ed è attualmente in svolgimento presso diversi istituti scolastici partesi. Questo a nostro avviso è un modo diverso di approcciarsi al problema delle morti sulla strada ed ai comportamenti di rischio. Tale proposta formativa è stata inoltre fortemente sostenuta dalla Associazione “Marco Michelini” Onlus. Alla quale va uno speciale ringraziamento da parte nostra.
Dott. Ettore Bargellini e Dott. Cristiano Pacetti.
Aprile 3, 2008

Quando le conoscenze sul funzionamento del cervello umano erano agli albori si pensava che, in casi di conclamata gravità una forte scossa localizzata potesse smuovere la materia cerebrale, come se all’interno del cranio ci fossero dei “cristalli” che in conseguenza dell’elettricità si mettessero in moto, e poi, si riposizionassero, nella speranza di una conformazione migliore della precedente. Nel frattempo il soggetto pativa convulsioni talmente forti da provocargli in alcuni casi lussazioni alle articolazioni o rottura degli arti. E i giorni seguenti il trattamento non erano certo migliori. Oggi l’intervento lo si fa in anestesia completa e l’elettricità viene mirata in zone particolari della corteccia cerebrale, il voltaggio si è abbassato, ma ancora non sappiamo con certezza perché dovrebbe funzionare. Certo qualche caso di gravissima depressione lo avrà anche guarito, ma i risultati non sono permanenti e gli effetti collaterali possono essere devastanti. Oggi (Anno Domini 200
c’è chi propone di aumentare il numero di centri italiani in cui poter effettuare questa “delicata” pratica. (Dott. Cristiano Pacetti)
Terapia Elettro Convulsivante
Aricolo su LaRepubblica
Marzo 10, 2008
Uno studio diretto dal neuroscienziato Read Montague del Baylor College of Medicine di Houston, sosterrebbe che il fumare abbia delle conseguenze negative sulla capacità decisionale delle persone soprattutto quando queste devono compiere delle scelte in campo economico. Sembra infatti che nella situazione sperimentale creata dagli studiosi americani i soggetti che fanno uso di tabacco non riescano ad imparare dagli investimenti sbagliati tanto quanto invece fanno i non fumatori. Azzardo da parte mia che forse non è il tabacco come sostanza psicoattiva a creare questa differenza ma i tratti di personalità peculiari del fumatore (della persona dipendente), la quale davanti ad evidenze scientifiche, comprovate e indubitabili sui danni del fumo non smette il suo vizio (e cioè non impara).
L’articolo lo trovate qui. (Dott. Cristiano Pacetti)
Marzo 3, 2008
Il quotidiano inglese “Indipendent” ha pubblicato qualche giorno fa il risultato di uno studio sugli antidepressivi i quali, stando ai ricercatori non avrebbero mostrato risultati significativi rispetto al placebo nella cura della depressione. «Stando ai risultati - ha osservato il professor Kirsch - non sembrano esserci grandi motivi per prescrivere gli antidepressivi se non alle persone affette da depressione grave».
L’articolo intero pubblicato sul Corriere della Sera lo potete trovare qui. (Dott. Cristiano Pacetti)
Febbraio 29, 2008

Stiamo attivando per le scuole elementari pratesi un corso di sensibilizzazione.
L’incontro si propone di offrire agli insegnati delle scuole elementari, e delle medie inferiori, le informazioni necessarie per meglio comprendere le problematiche di ordine psicologico che possono verificarsi durante le prime fasi dello sviluppo dell’individuo.
Il nostro modello teorico di riferimento focalizza l’attenzione sui sistemi e i contesti nei quali il bambino vive e si relaziona, e vede il sintomo, o il comportamento problematico, come un elemento da valutare, interpretare e risolvere attraverso il coinvolgimento dei contesti di riferimento (famiglia, scuola, gruppo dei pari). La scuola è uno dei principali contesti di formazione e scambio entro il quale l’individuo cresce e si relaziona, è quindi importante per il corpo docenti saper registrare tempestivamente comportamenti disfunzionali al fine di attivare risorse idonee alla promozione del comportamento del minore.
Novembre 19, 2007

Questa settimana ho avuto il piacere (assieme al dr. Bargellini) di partecipare ad un corso intensivo (6 giorni, 10 ore al giorno) promosso dall’A.C.A.T. pratese sui problemi alcol correlati. E’ stata, ormai posso dirlo (anche se manca la giornata di sabato) un esperienza meravigliosa. Raramente ho visto tanta passione e tanta competenza andare di così armonioso passo assieme. La nostra città ha una risorsa fondamentale per tutte la famiglie in cui l’alcol sia drammaticamente entrato. Questo post, solo per ringraziare pubblicamente, tutti coloro hanno promosso, e realizzato questa settimana di formazione. Grazie.
Novembre 9, 2007

Marte. Pianeta pressoché sconosciuto, dal colore rosso , dove l’uomo non ha possibilità di vita perchè senza ossigeno. Lontano. Lontano da noi, è ovvio. Allora, vi chiederete, perché uno psicologo dovrebbe andare su Marte? Non importa andare troppo lontano per essere, o almeno “avvertire”, di essere su un pianeta lontano, sconosciuto, senza possibilità di vita. Basta esplorare la realtà di oggi. Aggiustando il tiro, basta osservare e vivere nella realtà lavorativa di noi psicologi oggi.
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Novembre 1, 2007